Il Gruppo Padano di Piadena

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DOCUMENTI RIPORTATI NEL QUADERNO

LA FILANDA

(in questa pagina Internet vengono pubblicate solo le testimonianze raccolte a Piadena)

LA FILANDA

a) Nota introduttiva
b) Autobiografia Bona Adelaide (trascritta da Giuseppe Morandi) VAI A ...
c) Intervista alle filere Maianti Brigida e Vignola di Cremona (trascritta da Sergio Lodi)
d) Testi delle canzoni raccolte:
- Bell'uselin dè bosc (Bona Adelaide) VAI A ...
- Mamma mia dammi cento lire (Bona Adelaide) VAI A ...
- La si taglia i suoi biondi capelli (Bona Adelaide) VAI A ...
- Le carrozze son già preparate (Bona Adelaide) VAI A ...
- Lauretta l'è bella (Bona Adelaide) VAI A ...
- Moretto moretto (Bona Adelaide) VAI A ...
- In mezzo al mare c'è un bastimento (Bona Adelaide) VAI A ...
- Là in funt a l'èra (Bona Adelaide) VAI A ...
- A quindici anni fui stata tradita (Bona Adelaide) VAI A ...
- Alla mattina bonora (Bona Adelaide) VAI A ...
- Siur curat èl tira so la tonèga (Bona Adelaide) VAI A ...
- E le la va in filanda(Bona Adelaide) VAI A ...
- E picchia picchia la porticella (Bona Adelaide) VAI A ...
- Cara la mè mama (Bona Adelaide) VAI A ...
- Il ventinove Luglio (Bona Adelaide)
- L'è sera l'è sera (Bona Adelaide) VAI A ...
- L'uvarol dè Castelnuovo (Bona Adelaide) VAI A ...
- Il voglio andà in America (Bona Adelaide) VAI A ...
- Pierino entra in camera (Bona Adelaide) VAI A ...
- Avevo quindici anni (Bona Adelaide) VAI A ...
- Dove ten vai o Mariettina (Bona Adelaide) VAI A ...
- E vien da basso o Teresina (Bona Adelaide) VAI A ...
- Laurina la filanda (Serventi Ines)
- Laurina la filanda (Maianti Brigida)
- Il 29 luglio (Maianti Brigida)
- Alla mattin bonora (Maianti Brigida)
- Alle cinque e mezza (Maianti Brigida)
- L'ultima notte di carnevale (Vignola)
- Le filere del "paradiso" (Maianti Brigida e Vignola)
- Una sera di settembre (Arisi Olga) VAI A ...
- Allalà chèla vecchierella (Arisi Olga) VAI A ...
- La bella va al fosso (Arisi Olga) VAI A ...
- Tira so la cotta in domino (Arisi Olga)
- Moretto Moretto (Arisi Olga) VAI A ...
- To èn muradur (Arisi Olga) VAI A ...
- E la mia mamma l'è vecchierella (Vanini Ersilia e altri)
- Peppino entra in camera (Vanini Ersilia e altri)
- E picchia la porticella (Vanini Ersilia e altri)
- A quindicianni appena (Vanini Ersilia e altri)
- Domani l'è festa (Mattarozzi Nina)
- La bella Ida la va di sopra (Mattarozzi Nina)
- Su sveglia molinaio che l'è giorno (Mattarozzi Nina)
- E me sun chi in filanda (Mattarozzi Nina)
- Dove sei che non ti vedo (Mattarozzi Nina)
- Mè vurii (Mattarozzi Nina)
- E la va al fosso (Mattarozzi Nina)
- Le la sente il ciocco (Mattarozzi Nina)
- Dammi la man biondina (Mattarozzi Nina)
- La povera Cecilia (Miglio Stella)
- Mè pader e mè mader (Miglio Stella)
- Mamma voglio il moretto (Miglio Stella)
- Donna lombarda (Miglio Stella)

e) Descrizione nastroteca del Gruppo Padano di Piadena e altri documenti

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Autobiografia di Adelaide Bona

la filera Bona AdelaideSono nata il 9 settembre del 1915 al Vho, dove ci sono stata fino a quando mi sono sposata. Nel '37 mi sono sposata che avevo 22 anni e sono andata ad abitare a Cà dell'Ora. Ho fatto fino alla quinta elementare qui al Vho.
Finite le scuole, perché avevo 11 anni, sono andata un anno a imparare a lavorare d'ago a Piadena, sotto la maestra Lina. A dodici anni sono andata a lavorare a Canneto s/Oglio al filatoio.
Per sei anni la strada avanti e indietro dal Vho a Canneto l'ho fatta a piedi, coi miei zoccoli.
Del Vho eravamo una bella squadra, più di una ventina di ragazze.
Appena là, quando si è bambine, si lavorava la seta: mettevamo le matasse di seta su l'aspa e la passavamo sui ruchèt. Dopo, col passare del tempo, si andava più avanti con il lavoro e io sono stata anni dove si torceva la seta.
Alla mattina ci alzavamo alle cinque e mezza e alle sei, se e dieci, partivamo dal Vho. Man mano che passavamo ci chiamavamo. Io chiamavo le figlie del calzolaio, l'Annunciata, (che adesso è andata a Milano), la Piera Botturi (che adesso è a Milano), c'era l'Amelia Carri, che adesso è a Milano anche lei, c'era la Maria Venula, che adesso abita a Mantova ed è già sposata.
Intanto che camminavamo delle volte cantavamo, specialmente d'estate. D'inverno no.
D'estate facevamo la strada dei prati e l'argine del Vho, poi traversavamo il ponte dell'Oglio, fino a quando non è dato giù, dopo, d'estate, passavamo col barcone dal molino di Vho. Ci faceva passare il mugnaio che c'era lì al mulino: Erminio.
Gli ultimi anni che sono andata a lavorare facevamo i turni. Delle volte attaccavamo alle sei e facevamo dalle sei alle dieci e al mezzogiorno dalle due alle sei. Altrimenti facevamo dalle dieci alle due e dalle sei alle dieci di sera.
D'inverno facevamo lo stradone e passavamo da Piadena. Specialmente al lunedì ci raccontavamo le nostre avventure.
Al filatoio ci sono delle macchine doppie. C'è un piano a un'altezza di 30 centimetri, poi ce n'è un altro più alto che si adoperava uno sgabello per arrivarci. Mettevamo un ruchèt in una spola e la seta la si faceva andare sulle ruchèlle. Il ruchèt andava forte forte, invece la ruchèlla andava piano, sicché man mano la seta si torceva. Questo lavoro quando è pronto andava anche di notte. E' per questo che dopo ci davano i turni, perché si poteva fare due raccolte in una giornata.
Alla sera quando staccavamo alle sei, mettevamo su ancora i ruchèt e alla mattina li trovavamo vuoti.
Il mio lavoro era quello che se si rompeva qualche capo dovevo attaccarlo. Il lavoro più grosso era alla mattina quando si rientrava che bisognava tirare giù le ruchelle piene e mettere su quelle vuote.
Mangiavamo al filatoio: c'era una stanzina che d'inverno era riscaldata.
Il mangiare ce lo portavamo da casa. D'inverno specialmente c'era qualche fetta di cotechino; d'estate, invece, siccome non ne avevamo voglia delle volte di prendere con noi la borsa, prendevamo il pane là con qualche pezzo di cioccolato, una pera, una mela, dei fichi secchi, a seconda di quello che c'imbattevamo. Non era un mangiare come oggi che prendono dietro la bistecca.
Allora si mangiava quello che si poteva mangiare.Sono andata al filatoio dal '28 al '37. Dal '37 sono stata a casa perché in agosto mi sono sposata e dopo ho comprato quel ragazzo lì. Ci sono andata ancora nel '38 in primavera per due anni. Dopo sono stata a casa ancora perché ho comperato la Luigina. Ho comperato in tutto cinque figli. Allora non ce n'erano di scioperi.
Sono andata ancora a lavorare nel '43 qua in filanda a Piadena. Ho fatto un anno come attacchina, non filera.
Quando sono stata a casa dal filatoio, che avevo i ragazzi un po' grandicelli, sono andata a lavorare nei campi.
Appena sposata, quando ero ancora in famiglia con il mio uomo, prendevamo il granoturco a la part.
Nel '40-'41 ho tenuto anche i bachi da seta. Li tenevamo sul fienile. Andavo a fare la foglia, non tanto volentieri, perché avevo un po' paura, però ci andavo. Ne avevamo preso un'oncia, ma mi aiutava lui (il marito).

Domanda: "Era un lavoro faticoso?"

R.: Ghè mal se era un lavoro faticoso, e come ! Custodirli, andare a far la foglia, bisognava stargli addietro. Non li abbiamo tenuti tanti anni però: un anno o due. Per far lavorare l'uomo bisognava tenere i bachi da seta e ci davano il granoturco nella terra. Di granoturco eravamo obbligati a prenderne sei pertiche. Se ne volevamo prendere in più si poteva prendere. Se pertiche a terzo, quello in più a quarto.
Il granoturco che prendevamo a terzo o a quarto era da zappare, andare dietro il cavallo quando lo incalzavamo per drizzare le gambe che si piegavano, cimarlo, portar fuori le cime, tagliarlo, spannocchiarlo, portare in barchessa i canocc, trebbiarlo, farlo seccare. Il lavoro era proprio tutto nostro.
Alla sera ci riducevamo attorno ai mucchi di granoturco per spannocchiarlo. Ci aiutavamo a vicenda.

- Guarda, stasera ho il granoturco, vieni ad aiutarmi?
- Sì. La settimana che viene l'ho io, vieni tu?
- Sì

In compagnia, così, si faceva qualche cantata. Si spannocchiava fino alle dieci e mezza, undici ore. Se bisognava finire, fino a quando non era finito. Secondo la compagnia che c'era: se c'era una buona compagnia si faceva presto a liberarsi.
Si prendevano anche le barbabietole a la part. Non era obbligatorio, però si guardava di prendere qualche soldo. Erano a terzo. Di trenta quintali: dieci a te e venti al padrone. Davano un tanto al quintale.

Domanda: Le ha tenute anche lei le barbabietole a la part?

Risposta: "Oh, che razza se le ho prese! C'era da zapparle e dopo c'era da incerirle, che era il mestiere più brutto. Poi bisognava andarci addietro ancora a pulirle. Fino a quando veniva il tempo della raccolta bisognava andarle addietro: o perché c'era da darle una zappatine o perché c'era d'andare a estirpare l'erba. Dopo c'era da cavarle e tagliarle.
Se mi capitava andavo anche a giornata a zappare il frumento o il granoturco.
Cantavamo quando si spannocchiava il granoturco. Quando si è nei campi non si può cantare perché ognuno si fa i suoi, anche se eravamo tutti in compagnia. Cantavamo anche quando si andava a sfogliare.
In Chiesa ci sono sempre andata a cantare in compagnia delle altre, mi piaceva cantare, cantavo anche in Chiesa.
Che non vado più a lavorare bei campi saranno sette o otto anni.

Domanda: "Era più brutta la vita che si passava allora di quella che si passa adesso?"

Risposta: Eh! Come, se era più brutta! Cominciavamo che come donna di famiglia dovevo alzarmi presto per mettere in ordine i ragazzi, poi prepararmi per andare a fare quattro ore di lavoro nei campi. Venire a casa e preparare da desinare. Finito bisognava ricominciare da capo. Fare i mestieri e poi correre ancora nei campi. Quando era sera non ne potevo più. Oggi sono una signora rispetto allora.
Per forza allora bisognava andare per sbarcare il lunario, per aiutare un poco l'uomo, altrimenti non ce la facevamo ad andare avanti.

Domanda: "Delle canzoni che ci ha cantato ce n'è qualcuna che ha messo assieme con le sue amiche in filatoio o in filanda? O sono canzoni che cantavano le vecchie e voialtre avete imparato?

Risposta: Sono tutte canzoni che si sentivano dai vecchi e si sono tramandate da generazione a generazione.


CANZONI POPOLARI CHE ADELAIDE BONA CANTAVA

Notizie su Adelaide Bona raccolte nel settembre 1964 durante la registrazione dei canti:
Adelaide cominciò a lavorare all'età di 12 anni al filatoio Grasselli di Canneto s/Oglio (Mn) nel 1928. Il primo mese prese di paga 56 lire, il secondo mese (febbraio) 72 lire e al terzo mese con gli straordinari lire 105.
A Canneto s/O Adelaide lavorò per 12 anni in filatoio e un solo anno come attacchina alla filanda di Piadena.
Le canzoni cantate da Adelaide venivano cantate lungo la strada che porta da Piadena a Canneto s/O, non sui luoghi di lavoro dove le filere non lavoravano assieme ma in camere separate e a gruppi di 5 o 6 e dove non si poteva cantare anche per il rumore assordante delle macchine.
Al filatoio di Canneto lavoravano circa 50 operaie di cui una quindicina di Piadena.
Adelaide venne a lavorare a Piadena nel 1943 (filanda Grasselli) dove erano occupate più di 100 filere.

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